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RIDUZIONISMO E CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA

Riduzionismo e critica dell'economia politica 2Pubblico qui alcune considerazioni sul recente confronto avvenuto tra me e Ernesto Screpanti su Il rasoio di Occam.

Non si tratta di un vero e proprio articolo, ma di un tentativo di fare chiarezza su alcune implicazioni delle posizioni metodologiche in questione per la critica dell’economia politica .

RIDUZIONISMO E CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA: alcune note sulla mia critica a Ernesto Screpanti

di Stefano Breda

Salute e politiche sanitarie ai tempi della crisi

Recenti ricerche rilevano le prime, severe ripercussioni della perdurante crisi economica sulle condizioni di salute delle popolazioni coinvolte. Allo stesso tempo, i sistemi sanitari mostrano difficoltà nel gestire l’aumento della domanda di cure. Mentre è opinione sempre più diffusa che l’immissione di strumenti privatistici nella sanità sia la chiave di volta per renderne più efficace la gestione e ridurne i costi, altre evidenze sembrano suggerire il contrario. I membri dell’associazione IAHP (International Association of Health Policy) hanno esaminato le politiche sanitarie sin qui intraprese dai governi, al fine di saggiarne la capacità di difendere il fondamentale diritto alla salute. Maria Elena Locatelli ha partecipato alla XVI conferenza internazionale dell’associazione, svoltasi ad Ankara dal 29/09 al 2/10/2011, sul tema “Crisi del capitalismo e salute”; sulla base dei dati raccolti dallo IAHP e delle sue ricerche personali ha poi scritto questo articolo, pubblicato sul numero 2/12 della rivista specializzata “Prospettive sociali e sanitarie”.

SALUTE E POLITICHE SANITARIE AI TEMPI DELLA CRISI

di Maria Elena Locatelli

Per ragioni di spazio la redazione della rivista non ha potuto pubblicare la bibliografia integrale dell’articolo, che sarà invece a breve pubblicata qui.

NO TAV: cos’è successo a Torino Porta Nuova il 25/02/2012

La sera del 25 febbraio chi gestisce questo sito si trovava alla stazione di Torino Porta Nuova, di ritorno dalla manifestazione nazionale No Tav in Val di Susa. Il corteo è stato il più tranquillo che la valle ricordi da parecchio tempo in qua. Sarebbe stata un’allegra scampagnata, se non fosse per il fatto che eravamo in più di 70 mila persone. 70 mila donne e uomini decisi a manifestare la propria opposizione e la propria volontà di resistere ad un progetto scellerato e inutile, ad una rapina perpetrata da poteri politici ed economici collusi con la criminalità organizzata a danno della collettività, all’anteposizione del profitto privato alla vita umana. Non a caso tra le bandiere No Tav sventolavano molte bandiere greche. Nessuno aveva bisogno di chiedersi il perchè. Tra noi c’era gente da tutta l’Italia ed anche una delegazione di cittadini tedeschi, impegnati a Stoccarda a contrastare un progetto simile. Questo è il movimento che viene fatto passare, sui media, come un movimento nimby, preoccupato solo di proteggere il proprio interesse privato, il proprio orticello. Il serpentone si srotolava sotto il sole, sulla statale 25 tra Bussoleno e Susa; attorno, campi, prati, e le amate montagne. Una situazione difficile da sporcare: difficile far arrivare plotoni di antisommossa attraverso i campi, caricare i manifestanti e poi mostrare al telegiornale quanto siano violenti questi No Tav, come succede di solito, quando la situazione è più confusa. Per evitare di far emergere il successo della manifestazione, le forze dell’ordine hanno allora deciso di caricare i manifestanti al ritorno dalla Valle, in stazione, dove si poteva intrappolare all’interno dell’edificio un piccolo gruppo di persone (la delegazione lombarda), attaccarlo in forze e poi manipolare le immagini, naturalmente minori in numero e in comprensibilità rispetto a quelle di un corteo in corso in un vasto spazio aperto. Operazioni di questo tipo non sono certo una novità, e l’occupazione militare della Val di Susa (di questo si tratta) ci ha tristemente abituati alla violenza gratuita della polizia e dell’esercito sulla popolazione, ma questa volta la ferocia dimostrata è stata particolarmente folle e brutale. Lo scopo evidente era fare più male possibile,  impedendo ai caricati qualsiasi via di fuga, di dispersione. Nonostante i risultati differenti, la mente torna inevitabilmente ai fatti di Genova di 10 anni fa, al massacro della scuola Diaz. Forse non è un caso che chi ha diretto l’operazione a Porta Nuova sia proprio Spartaco Mortola, promosso capo della Polfer di Torino dopo la condanna per i fatti della Diaz.

Mettiamo a disposizione di tutti la testimonianza che abbiamo scritto per il team legale del movimento No Tav, perchè crediamo che sia importante contribuire a smentire la versione dei fatti della questura, riportata da (quasi) tutti i media. La testimonianza è visualizzabile al link qui sotto:

IL DIRITTO AL DISSENSO AI TEMPI DELLA TECNOCRAZIA: Testimonianza sui fatti accaduti il 25 febbraio 2012 alla stazione Torino Porta Nuova

di Stefano Breda e Maria Elena Locatelli

Se con questo articolo sgarriamo dalla nostra linea editoriale, solitamente più improntata all’analisi che alla cronaca, il tema TAV non è però scollegato dal tema del post precedente, la finanziarizzazione del capitale, come si può capire anche da questi 7 minuti di video.

IL CAPITALE PURO

La finanziarizzazione dell’economia è uno dei processi fondamentali che in trenta e più anni di neoliberismo hanno cambiato il volto del capitalismo; dal 2008 in poi tale processo è stato sempre più frequentemente indicato come il principale responsabile della crisi economica in cui tuttora versa l'”occidente”. Ma come bisogna interpretare il processo di finanziarizzazione? Le istituzioni, i media e gran parte degli economisti ne parlano come di un autonomizzarsi della sfera finanziaria dalla cosiddetta “economia reale”. Tuttavia, se analizzato in maniera concettualmente rigorosa, il processo in questione sembra difficilmente separabile da ciò che è accaduto negli ultimi decenni alla produzione di merci e di servizi. Questo, almeno, è quanto emerge dalla ricerca qui proposta:

IL CAPITALE PURO. La finanziarizzazione dell’economia secondo la teoria del valore di Marx

di Stefano Breda

Intervista a MARCO BERSANI

Marco Bersani è Dirigente Comunale di Servizi Sociali. Tra i soci fondatori di Attac Italia, è membro del Consiglio Nazionale dell’associazione. È inoltre tra i più attivi promotori del Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

Abbiamo parlato con lui della privatizzazione e dell’individualizzazione in corso nei Servizi sociali e delle possibilità di opposizione alle politiche neoliberiste.

LAVORO E WELFARE AI TEMPI DELLA SOLITUDINE COMPETITIVA. Intervista a Marco Bersani

Di Stefano Breda e Maria Elena Locatelli

WELFARE S.p.A.

A CHE PUNTO È LA PRIVATIZZAZIONE DELLO STATO SOCIALE?

di Maria Elena Locatelli

Leggi il testo:                WELFARE S.P.A.

Intervista a LUCIANO GALLINO

Luciano Gallino, uno dei maggiori sociologi italiani, ha di recente pubblicato Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, un testo fondamentale per capire i meccanismi economici e sociali del capitalismo contemporaneo. L’abbiamo intervistato per capire come si relazionino alle trasformazioni macroeconomiche neoliberiste  i processi di precarizzazione del lavoro, le privatizzazioni e la ristrutturazione del welfare, e per provare ad immaginare come superare la situazione attuale.

Qui trovate il testo dell’intervista in pdf:

LAVORO E WELFARE AI TEMPI DEL FINANZCAPITALISMO – Intervista a Luciano Gallino

Di Maria Elena Locatelli e Stefano Breda